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இ (¯`•¸·´¯)Ða®K Ang€l(¯`·¸•´¯)இ(per chi volesse partecipare alle mie piccole follie!)
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2/4/2009 Questione di sguardiHo trovato una cosa per caso...e come al solito le cose così ti leggono dentro... Ed ora mi sento un po’ bloccata in me stessa. D’altronde è nella mia indole. I dubbi, le attese, le incertezze, mi snervano. Ma reagisco non appena mi trovo ad affrontare la situazione. Eccomi, torno qui. Ricordo la sensazione di quando ho scritto
il primo intervento su questo blog. Sono andata un po' a cercarla per
ritornare...la voglia, la curiosità di percorrere strade nuove che da un lato
avvicinano a ciò che hai lasciato, dall'altro dischiudono infinite possibilità. Anche adesso mi sento una foglia al vento, in balia delle mie sensazioni, ma la mano è molto più forte, più prepotente del mio pensiero e in un attimo mi sono precipitata qui in cerca di parole, di sussurri.... Sono stanca dell'indecisione....mi sento in un vortice dal quale voglio uscire. Sembra quasi un delitto, ma in fondo non lo è... Strana sensazione aver voglia di tutto ma poi in realtà di niente. Cerchiamo di mettere un po' d’ordine… Affastellata da milioni di cose mi riempio fino all'orlo per non trovare più un po' d'aria per respirare. Perché rimandare sempre tutto? Ho bisogno di acqua dentro la quale immergermi oppure di aria che mi riempia i polmoni. Fare una bella pulizia. Cancellare? No, evidentemente no. Fare semplicemente una sintesi, riuscire a trovare una via senza sentire di abbandonare il resto, senza pensare di perdermi qualcosa. Iniziare da qualche parte. Chissà da dove e come. Chi mi conosce mi dice spesso di stare tranquilla e di non pensare troppo... ma io in fondo non ne sono tanto capace e quindi penso di scrivere anche se in questo momento mi fa un po' tristezza…o forse tanta... Ed
eccomi al box si sta per partire. O forse no, la corsa è già iniziata ma io
sono rimasta sulla linea. Immobile. Aspettando ancora un fischio. Indugiando
con i miei pensieri. Intorno tutti urlano, tutti sono
preoccupati per me e soprattutto non mi credono. Questo è un periodo di forte indecisione. Passo ore a pensare e scrivere e poi rileggere e cercare di mettere insieme i pezzi. Ma non basta solo una testa. L’immagine che mi ritorna in mente è quella di un campo da calcio. Però uno molto semplice, con due porte una di fronte all’altra e una linea centrale. Niente più. Per arrivare alla linea centrale dalla porta, bisogna fare 100 passi. Si, decisamente quel pezzo di terreno rappresenta la situazione del momento. Le persone che si ritrovano nelle due porte si studiano bene prima di cominciare la partita, cercano di capire quali siano le possibili mosse dell’avversario (lo so, magari sembrerebbe più una partita a scacchi…ma già con questo esempio mi sto complicando la vita!!) e si suppone che per poter interagire tra loro gli avversari debbano arrivare tutti alla linea centrale. In una delle due porte ci sono io, nell’altra…ci sono tutti o c’è solo una persona? Questo lo devo ancora decidere, non sempre vedo molto lontano. Per il momento forse sarebbe meglio pensare a un caso per volta, per non ritrovarmi ancor di più in una babele. Negli ultimi mesi, incitata da sguardi e piccoli gesti, ho percorso la mia metà campo e sono arrivata al centro. La persona che era di fronte a me di passi ne ha fatti 10 e poi si è fermata, continuando però in qualche modo l’incitamento…o almeno questo è quello che avverto io e che avvertono gli spettatori in tribuna. Non ho capito esattamente il perché…e quanto non mi piacciono le cose in sospeso!!!! Comunque, sulla linea centrale devo capire cosa fare: oltrepassare la linea e fare 90 passi in più o fermarmi e aspettare col rischio che mi si addormentino le gambe?!?! Qual è l’alternativa migliore? Proprio non lo so! Io farei i 90 passi per non rischiare di perdermi il confronto (anche se rischio di morire d’infarto dopo 10 passi!!!), ma d’altra parte rifletto sulle possibili reazioni. Faccio così un passo avanti e poi indietreggio, nell’attesa di vedere una risposta che arriva dall’altra parte. Retrocedo per rispettare la metà campo dell’altra persona. Retrocedo perché non so se avanzando rischio di spaventare l’altra persona. Retrocedo anche solo perché non sono certa che vuole che avanzi. Il dilemma è chiaro… Ed ora che dire? anche questa è distrazione, in fondo anche questo è un indugio. La confusione regna sovrana, l'incongruenza. Come dicevo prima... mi sento una foglia al vento e…il vento è cambiato! Purtroppo mi ritrovo ad avere due facce, due desideri, due istinti, due mondi. Credo sempre in ciò che provo, non riesco ad arginare
l'istinto. Io sono solo istinto, sono qui, semplicemente, per chiedermi cosa mi
aspetta, cosa vorrei. 9/18/2008 Favola tristeC’era una volta un folletto strambo. No, “c’era una volta” non va bene, lui c’è ancora. Questa sembra un po’ una contraddizione, ma visto che in ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso, manterrò questo incipit. C’era una volta un folletto strambo. Come tutti i folletti era nato innocente e inesperto e, nell’adolescenza, aveva sognato di incontrare l’amore della sua vita, di sposarsi, di avere dei figli (o forse questo non l’ha mai sognato) e vivere in una bella casa, magari con vista sul mare. Aspettava (ma non ci credeva più) il giorno in cui la sua fata sarebbe arrivata senza avvisare, e avrebbe conquistato il suo cuore, e allora lui sarebbe partito insieme a lei alla conquista del mondo. Lui era così diverso da tutti gli altri folletti… sempre allegro, vivace… amava sherzare e giocare. Aveva un dono speciale: la spontaneità. In questo non lo batteva nessuno. Era sempre in grado di far sorridere chi gli stava intorno, di coinvolgere la gente in ciò che faceva… tutti in qualche modo si innamoravano di lui. Non so se si fosse mai innamorato prima di incontrare lei… forse prima pensava che il mondo fosse troppo grande, e l’amore troppo pericoloso, e che Babbo Natale fosse un essere che dimorava in un cielo distante, curandosi solo a volte di ciò che chiedevano i bambini (…penso che in Babbo Natale ci creda ancora in realtà!). Sapeva che non si può vivere di desideri impossibili e che doveva riservare una maggiore attenzione a quello che accadeva intorno a lui. Non sapeva ancora che l’amore è un meraviglioso assassino… Ignorava che l’amore era la prima cosa in grado di mutare completamente una vita da un momento all’altro. Ma esisteva anche il rovescio della medaglia, vale a dire la seconda cosa che poteva spingere un essere umano in una direzione del tutto diversa da quella che aveva progettato: la disperazione. La incontrò un giorno, quasi per caso, e si innamorò perdutamente di lei, che entrò nella sua esistenza senza chiedere permesso. In lei ritrovò tutte quelle emozioni che dava per perse. Lei lo lasciò fare, lo ascoltò, cercò di capirlo. Era riuscita a vedere la sua anima, le sue paure, la sua fragilità, la sua incapacità di lottare con un mondo che fingeva di dominare, ma del quale non sapeva niente. Per continuare la mia storia devo prendere in prestito un passo di un grande autore. Scriveva: “La passione ti fa smettere di mangiare, di dormire, di lavorare, di vivere in pace. Molti si spaventano perché, quando compare, distrugge tutto ciò che di vecchio incontra. Nessuno vuole mettere a soqquadro il proprio mondo. Perciò alcune persone (tante) riescono a controllare questa minaccia, mantenendo in piedi una casa o una struttura già marcia. Sono gli ingegneri delle cose superate. Altri individui pensano esattamente il contrario: si abbandonano senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la soluzione di tutti i loro problemi. Attribuiscono all’altro il merito della propria felicità e la colpa della loro possibile infelicità. Sono sempre euforici perché è accaduto qualcosa di meraviglioso, oppure depressi perché un evento inatteso ha finito per distruggere tutto. Sottrarsi alla passione o abbandonarvisi ciecamente: quale di questi atteggiamenti è il meno distruttivo? Non lo so.” …e non lo sapeva neanche il folletto strambo. La voleva più di ogni altra cosa, eppure aveva paura di amarla. Forse perché aveva la certezza di non poterla avere completamente, di non poter possedere quello spirito libero che viveva la vita come più le piaceva senza lasciare che fosse la vita a vivere lei. Non si rendeva conto che non si perde nessuno, visto che non si possiede nessuno. Questa è l’autentica esperienza della libertà: avere la cosa più importante del mondo senza possederla. In questo lui aveva sempre sbagliato, aveva lasciato andare la sua vita senza preoccuparsene troppo… e incontrare la fata gli aveva fatto comprendere ancor di più i suoi errori… ormai era legato a qualcosa che non poteva abbandonare, troppo il dolore, troppa la paura di riprendersi la propria vita. Ma adesso provava un amore forte, quello capace di dimostrare tutta la propria fragilità…un amore vero, sincero. Il folletto e la fata erano complici di qualcosa di nascosto, di proibito, di condannato. E’ vero, lei era libera. Ma a suo modo lo amava. Lo amava di un amore puro, senza pretese, senza esclusività. Lo amava più di quanto avesse amato altri suoi amanti, ma non abbastanza da vivere incondizionatamente questo amore. La fata era il suo soffio di vento, quello che sentiva passare tra le sue dita e sulla sua fronte, ma che non riusciva a fermare tra le sue braccia. Ormai aveva imparato a vivere le immagini di un amore che non sarebbe mai stato consumato né vissuto, un amore impossibile. Per questo adesso il folletto lottava tra istinto e ragione, si era perso in un’abissale confusione. Il suo cuore era tutto per lei, di questo era certo. Ma la sua mente spesso gli creava sconcerto. Allora lui cominciò a scappare, cercò di allontanarsi dalla fata. Ma ogni secondo senza di lei per lui era un coltello nello stomaco. Aveva bisogno di capire in che direzione andare, la teneva sempre nel cuore e non voleva farla soffrire… non realizzava ancora che quell’amore che avevano dentro, quel senso di appartenersi l’un l’altra gli sarebbe rimasto sempre, indissolubile, marchiato a fuoco sul cuore e sull’anima… Il folletto non ha ancora deciso cosa fare, se tenerla con sé o lasciarla andare… Forse deve arrivare a toccare il fondo prima di risalire pian piano per poter continuare a respirare. 6/18/2008 Volo di rondiniNel pomeriggio sono uscita di casa per un po’…ho visto una cosa che mi torna in mente adesso. Piovigginava e in cielo c’erano tantissime rondini. Di solito le avevo sempre viste volare in branco, tutte insieme fluttuare da una parte all’altra a comporre delle forme stupende… librarsi, cadere in picchiata, assolutamente sincronizzate nella loro danza sinuosa. Ma oggi no. Erano completamente scoordinate, per nulla compatte. Danzavano, si, ma in maniera totalmente diversa da come si erano sempre manifestate ai miei occhi. E questo mi affascinava e mi confondeva al tempo stesso… ero sognante ma avevo uno strano presagio… Forse è una strana associazione, ma ho vissuto quel volo con le stesse emozioni con cui vivo una particolare situazione in questo periodo. La differenza è che le rondini ho smesso di vederle rientrando in casa, ma il senso d’angoscia quando andrà tutto a puttane come farò a scacciarlo?
P.S.: Mi hanno appena definita Venere… ma devo ammettere che mi sento più Ate…!! 6/17/2008 ESSERE E APPARIRENon sempre appariamo come siamo. Sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita di indossare un maschera. Ma qual è il motivo? A volte ho pensato che si trattasse di voler indossare i panni di qualcun altro, non ci piacciamo granché e allora cerchiamo di mostrarci all’esterno così come vorremmo essere. Altre volte ho creduto che si cerca semplicemente di mostrarci agli altri così come loro vorrebbero che fossimo. Altre ancora mi è venuto in mente che qualcuno sfodera un sorriso smagliante sempre e comunque, per non dar pensieri a coloro che gli stanno a cuore. E’ sempre la prima impressione quella che conta? Forse si o forse è la seconda quella che rimane più impressa… Troppe poche volte però pensiamo al fatto che nemmeno una terza e le successive sarebbero quelle giuste. Vi è mai capitato di credere che chi vi sta attorno ha un’opinione talmente alta di voi da credervi qualcuno che non siete e viceversa? E’ così strano… c’è così tanta gente intorno a ognuno di noi, ma quanti ci conoscono realmente? Nel profondo… Quanti si prendono il disturbo di chiedere “come stai” e rimanere li attenti ad ascoltare la tua risposta cercando nelle tue parole, nel tuo tono di voce, nei tuoi gesti, la verità? Quanti, realmente, hanno un pensiero per te quando stai male? Chi, tra quelli che ci stanno intorno, va alla ricerca della tua sfera emozionale anziché fermarsi a quella pubblica? Perché tutte queste domande stasera? Riflessioni… realizzazione… Forse pura e semplice voglia di capire con chi ho a che fare. Chi mente, chi è sincero, chi subdolo e chi leale. Ma non ho le risposte giuste. Anzi, non ho proprio risposte perché è troppo disturbo far domande. E mi sembra inutile cercare negli sguardi la verità. Perché gli occhi dei bravi bugiardi sanno comprarti, rabbonirti, farti credere che sono con te.
NON E’ COSI’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nella realtà dei fatti le persone che non ti tradiranno mai si contano sulla punta delle dita. C’è sempre qualcuno che ti sta alle spalle e cerca solo il momento più adatto per sferrarti il colpo mortale. C’è sempre qualcuno che ti delude. Lo sai che c’è da qualche parte… ma non ti aspetti mai che possa essere la persona che più stimavi, quella che avevi idealizzato, della quale credevi di poterti fidare, quella che ti guardava con gli occhi della comprensione… e tu ci hai creduto…
Questo flusso di parole comincia a non avere più un senso…o forse proprio perché nella follia lo sta acquisendo è meglio che mi fermi qui!! 10/12/2007 Oggi rifletto...Oggi è una di quelle giornate in cui il freddo dentro è glaciale. Mi blocca, mi congela i pensieri che non sanno come venir fuori, arrivano alle labbra e poi si fermano, come se rimanessero paralizzate tra il dire e il fare….come in un dramma shakespeariano , quello dell’essere o non essere…. Ci sono momenti in cui proprio non capisco cosa fare, se dovrei vivere la vita o lasciare che la vita viva me. Nella mia confusione non so cosa c’è di sbagliato. Forse sono io, forse quello che mi circonda in un alone di cattiveria e falsità. E mi viene da pensare….quanto è vera la gente che ci sta intorno? Quanto sono veri i sorrisi? Quanto barbaro coraggio c’è nelle frasi di circostanza, quelle dette solo perché non c’è nient’altro da dire? Forse in realtà semplicemente non c’è molto da dire… In alcuni momenti mi ritrovo a pensare che non ci sia vita per me, tutto ciò che tocco diventa marcio secondo alcuni… Mi chiedo: fa tutto parte di un micidiale piano diabolico per mettere alla prova la mia forza? O sono io quella diabolica? Perché seguire l’istinto è bene, ma quando sono io a farlo allora deve essere tutto predestinato a complicarsi… L’istinto non è fatto per essere seguito o è forse la linea di partenza per mettere alla prova le nostre capacità? E quando iniziamo la nostra gara, chi è che stiamo sfidando? A volte c’è dentro di noi un mondo che nascondiamo agli altri. Perché gli altri possono essere il nostro specchio e ci mostriamo a loro come vorremmo essere, non come siamo realmente. Gli amici sono quello specchio che il “destino” ti pone di fronte per metterti alla prova, per arrivare a farti capire che non vuoi vedere quell’immagine riflessa. Non vuoi vedere, non vuoi sentire. Vuoi solo il silenzio intorno a te. Un silenzio che urla…un silenzio che spacca i timpani…che ti rimbomba dentro finché non esplodi. Il silenzio è sempre più vero. E’ più vero di tutte le parole dette. E’ più vero di uno sguardo al quale non vuoi credere, di cui non riesci a fidarti perché ne hai visti troppi….e tutti quelli che hanno incontrato i tuoi occhi ti hanno sempre tradito, anche se non ci volevi credere, anche se non pensavi che fosse possibile. Vi è mai capitato di chiedervi chi sia un vero amico? I libri con quelle belle frasi fatte dicono che sia quello con cui stai per ore senza dire una parola e quando ti ci lasci è come se avessi fatto la miglior conversazione della tua vita…è così vero? Un amico non è forse quello che ti ascolta anche se in quel momento ha cose più importanti a cui pensare? E’ quello che si accorge se c’è qualcosa che non va senza che tu glielo dica. E’ quello che capisce i tuoi segnali quando sei disperato. Lui sa leggere nei tuoi occhi e ti sa dare tutte le risposte. Sa essere obiettivo anche quando non vorresti. E non ha paura. Un amico è qualcuno con cui condividi tutto senza aver paura di essere giudicato…è quello che ti conosce meglio di te stesso perché tu hai paura di guardarti dentro e lui no. E anche se a volte non gli piace quello che vede sta sempre lì. C’è. E lo sa sempre quando hai bisogno di lui. Lo sa anche se lo neghi. Lo sa anche se non vuoi. E se tu stai per essere risucchiato in un vortice lui è lì e ti salva. Ti salva sempre. A volte ti protegge dagli altri, ma il più delle volte ti salva da te stesso che sei il primo a farti del male. Un amico è quello a cui hai paura di chiedere cosa pensa di te, perché sai che è l’unico che ti risponderebbe sinceramente, anche ferendoti. Un amico è anche quello che non c’è quando hai più bisogno di lui e ti ritrovi a battere freneticamente le dita sui tasti di un computer perché non hai altro da fare in preda a quell’attacco di folle isteria durante il quale tutto il veleno che hai dentro ha voglia di venire fuori. Però a volte, solo a volte, è meglio che non ci sia…se ci fosse non avresti il coraggio di dire a parole ciò che è più facile mettere nero su bianco. Un amico è sempre sincero, ti capisce al volo. Capisce quando e quanto stai lottando per rimanere in piedi contro tutto e tutti. Capisce soprattutto quando non gli chiedi scusa perché non sai di cosa scusarti… |
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